Emiliani da sempre, verdiani nell’anima.

Il Galà, la solennità di un brindisi al Maestro, la poetica verdiana dentro ognuno di noi.

«Vero, aperto, finto, strano,

Chiuso, anarchico, verdiano,

Brutta razza, l’Emiliano!»

Francesco Guccini, Æmilia

 

Un altro Festival Verdi, un altro appuntamento a cadenza annuale è arrivato, con un programma ricchissimo e la consueta onda di luce, musica, persone e voci.

Lo accompagnano il consueto stupore ammirato di molti, il profumo dei velluti del Teatro Regio, i sorrisi e i gesti rituali di questo momento così parmigiano e così imprescindibile.

 

Quest’anno è stato l’anno di un evento diverso, un’occasione per festeggiare il Maestro, nel giorno del suo compleanno, in maniera singolare e del tutto nuova sia per il Regio e per i tanti spettatori e appassionati, consueti e non, che per noi.

Il 10 Ottobre, 204 anni esatti dalla nascita di Giuseppe Verdi, ecco un raffinato ed elegante Galà per ricordarlo. 

E noi di Cantine Ceci c’eravamo in tanti, ma in un ruolo decisamente insolito, una sorpresa per gli avventori, che non si aspettavano nulla del genere e già si preparavano ad uscire dopo il bis e gli ultimi applausi. Alcuni palchi nel primo ordine, la famiglia e lo staff uniti e coinvolti per questa serata.

Alla fine del Galà, dopo aver goduto di pianoforte, voci, e delle emozioni suscitate dalle suggestive arie verdiane nella splendida cornice di quel luogo (“Ogni volta che si entra, appare sempre bellissimo”, ci ripetevamo) ci siamo alzati, divisi e disposti in maniera da poter offrire un calice dei nostri spumanti ad ogni spettatore, prenderne uno anche noi e brindare tutti insieme al Maestro, sulle note di Libiamo ne’ lieti calici.

La famiglia Ceci, dal palco centrale dov’era, ha alzato sorridendo il bicchiere insieme agli spettatori, ai cantanti, ai ballerini, alla pianista, ai sommelier AIS che, in maniera impeccabile, hanno reso unico anche il momento dell’apertura delle prime bottiglie.

Che bello, semplicemente bello, vedere le facce felici, sorridenti, sorprese, alzare i calici tutte insieme. Che bello sentire come un brindisi unisce, come i sentimenti così operistici che in quel momento ci legavano tutti fossero condivisi, uniformi, e conferissero all’omaggio a Verdi un tono così dolcemente epico.

E tutto questo, se ci pensiamo, fa riflettere. Il nostro legame con Verdi non è solo territoriale, non è solo il prodotto o lo spirito del vino che ci lega. Siamo proprio noi, noi e chi c’era quella sera, noi di questa terra, ad essere un po’ personaggi verdiani.

Se Verdi ha rappresentato, nelle sue ventisette opere, le tante sfaccettature dell’animo umano, ecco che le ritroviamo nello spirito multiforme e spumeggiante del nostro popolo, e nel sangue di tutti noi.

Questo sentimento un po’ operistico, intenso, a volte piacevolmente sbilanciato verso il sentimentale, verso il prendere tutto di petto, il tentare, il mettersi in gioco, il rompere sempre e comunque gli schemi (non li ha forse rotti lo stesso Verdi, non li hanno forse rotti tutti coloro che citandolo citavano implicitamente l’indipendenza italiana?) è un po’ di tutti noi, nel prevalere sanguigno dell’opposizione alla forza degli eventi, nello spirito della lotta interiore e della contraddizione, ed insieme nell’universalità dello spirito dell’uomo. Gli emiliani sono così.

È questa, da sempre, terra di cambiamento e rivoluzioni, terra in cui gli animi si scaldano a contatto con le nostre passioni – e qui tornano alla mente i celebri loggionisti del Regio, molto competenti e severi nei confronti dei cantanti, ma che l’altra sera applaudivano entusiasti -, terra di storia e di innovazione, di radici che restano e di imprese che nascono, di salti nel buio che portano a grandi risultati, e questa in fin dei conti altro non è che la nostra storia, la storia di Cantine Ceci.

Da duecento anni lo spirito verdiano si è insinuato armonicamente ma con forza nel modo di essere di questa terra; da ottant’anni, Cantine Ceci si è inserita nel flusso di questa grande storia.

E a questo punto, con questi pensieri nella testa, un calice in mano e il ritmo solenne della celebre aria cantata in coro e scandita dall’applauso ritmico dei presenti, abbiamo compreso ancora una volta e un po’ di più il nostro essere intimamente emiliani e insieme, senza nemmeno averlo scelto, verdiani.

 

 

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Data pubblicazione: 17OTT
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Post Author: lambruscoadmin

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