OTELLO 80 ANNI. DAVIDE FORLEO

Tecnica ad olio e sperimentazione per immagini di sogno dal sapore vintage

Davide Forleo sa il fatto suo, e si vede.

La sua grande versatilità, la sua esperienza come grafico e illustratore e le molteplici collaborazioni con riviste, testate giornalistiche e gruppi editoriali importanti, lo hanno portato ad individuare subito la tecnica da utilizzare per la serie delle otto etichette di NerodiLambrusco per gli ottant’anni di Cantine Ceci.

Se altrove, spesso, la tecnica utilizzata è il collage, che permette di associare immagini di epoche e contesti diversi, dando loro una nuova identità e creando figure sospese su uno sfondo al di là dello spazio e del tempo, nel caso di Cantine Ceci Forleo ha optato per la pittura ad olio per sviluppare un tema imprescindibile e universale che ha da sempre affiancato la storia dell’uomo: lo sport.

La competizione sportiva, il misurarsi con se stessi e gli altri, lo sport come evento sociale, i grandi momenti (mondiali di calcio, olimpiadi, finali) come tappe indimenticabili della cultura di massa: l’edizione limitata “Otello 80 anni” non sarebbe stata completa se questi argomenti non fossero stati trattati.

Eppure hanno un qualcosa in più, sfondi a motivi geometrici, ambienti appena accennati, colori che non si riferiscono a una specifica bandiera o squadra, perché lo sport è patrimonio di tutti, l’autore di un’azione passa in secondo piano, e quello che emerge e che ha importanza è il gesto, lo scatto, il movimento, l’atto stesso nel momento in cui viene compiuto, reso dall’autore con estrema dinamicità.

Perché c’è appunto un passaggio fondamentale nello sport, quello in cui diventa cultura, società, patrimonio pubblico nell’immaginario collettivo, fucina di miti ed eroi contemporanei.

 

 

 

Gli anni d’oro del ciclismo, di Coppi e Bartali, degli eventi storici del Giro d’Italia e del Tour de France, le vicende personali che si intrecciano alle immagini ufficiali. Un’emozione seguita dall’Italia intera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli anni Cinquanta segnano un punto di svolta per la Formula Uno: le nuove auto a motore anteriore rivoluzionano le corse, rendendo questo sport sempre più entusiasmante e allo stesso tempo più pericoloso. Le numerose morti provocate dall’alta velocità scagliano la Formula Uno al centro della cronaca quotidiana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marciano, Patterson, Liston e Clay e il grande pugilato americano degli anni Sessanta: uno sport che diventa mito, dei nomi che diventano eroi, un immaginario collettivo a metà tra leggenda e realtà, con scontri al limite della legalità, collusioni con la malavita, mistero e fascino.

 

 

 

 

 

 

 

Il calcio conquista l’Italia: sono gli anni dei grandi nomi nostrani, da Paolo Rossi a Gigi Riva, della telecronaca a colori, inaugurata a Messico ’70, del Brasile di Pelé e del tifo con tutto il cuore, delle figurine Panini e dei commenti di Gianni Brera. Dai dieci anni in su, non c’è italiano che non si lasci affascinare dalle vicende calcistiche di una nazione – e del mondo intero.

 

 

 

 

 

 

 

 

La Nazionale Italiana di Atletica trionfa alle Olimpiadi di Mosca dell’80, lo sport per antonomasia si impreziosisce di grandi nomi e grandi storie, dalla corsa alla marcia al salto in alto sono epiche imprese di gente come noi, in grado di restare come noi, e di conservare umiltà e semplicità anche dopo la carriera sportiva.

 

 

 

 

 

 

 

La Formula Uno è ancora protagonista, ma molto diversa rispetto a quarant’anni fa. Sono gli anni delle imprese e le sorti di Lauda e Senna passato alla storia, delle domeniche dopo pranzo coi papà davanti alla televisione, del rombo delle auto in curva come sottofondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il MotoGP è sulla bocca di tutti, personaggi giovani e alla mano come un Valentino Rossi conquistano il cuore degli italiani che hanno voglia di leggerezza e semplicità. E, come sempre, di imprese mitiche da seguire in gruppo, con una birra in mano, e lo sport è come non mai evento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il basket entra nel mondo dei giovani. È principalmente americano, eppure anche i ragazzi italiani lo guardano, lo indossano, lo tifano; e fa da controcanto la pallacanestro italiana, di cui i nuovi campioni emergono sempre più.

 

 

 

 

 

 

Conferma quest’idea di base il pensiero dello stesso Forleo:

«L’importante non è vincere ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene.» Pierre de Coubertin.
Il progetto nasce dalla volontà di raccontare come lo sport nel tempo abbia influenzato la società e il costume. È una passione che unisce le persone, fa tornare alla dimensione del gioco durante l’infanzia, anche per chi non lo pratica e osserva soltanto, lo sport ha il potere di farci sentire vivi, anzi vivissimi, come vorremmo sempre esserlo! La prima cosa che ci insegna lo sport è il rapporto con il nostro corpo, con i suoi talenti e i suoi limiti. Ci sono sempre dei limiti, delle barriere, che sta a noi capire come oltrepassare: per migliorarci, semplicemente per quello. Migliorare se stessi.

 

Se pensiamo, dunque, a un modo di rappresentare immagini davvero iconiche degli ultimi ottant’anni di storia, lo sport come parte integrante della cultura di massa, in grado di arrivare a tutti con la stessa intensità e di far riflettere sulla propria identità, non può passare in secondo piano.

 

 

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Data pubblicazione: 31MAG
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Post Author: lambruscoadmin

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