OTELLO 80 ANNI. PIETRO SORESINI

L’evocativo potere della geometria

La serie del progetto Otello 80 anni che forse, tra tutte, appare più diretta e più facile da comprendere nasconde in realtà un grande potere.

L’arrivare a tutti, infatti, non è un dono di molti.

Tutto parte da una forma geometrica, la più immediata e naturale, il cerchio.

Tutte le figure che compongono questa serie partono da un’identica base e si moltiplicano per otto trasformandosi nei personaggi più rappresentativi di ogni decennio.

Anche il carattere tipografico che varia in ogni immagine, così come lo sfondo e gli altri elementi grafici, aiutano a comprendere immediatamente il decennio di riferimento. Piccoli e grandi elementi, che nella loro composizione fortemente grafica acquisiscono carattere di immediatezza e facilità di comprensione.

L’elemento che, come un filo conduttore virtuale, attraversa tutte le opere è una leggera ironia, una sensazione di spensieratezza e di un vivere la vita e rievocare la società nei suoi tratti più positivi, più iconici, più informali.

 

 

 

 

 

E così, bastano un foulard intorno alla testa, un paio di occhiali da sole da diva e pare di rivedere le grandi protagoniste del secondo Dopoguerra con un font che richiama le insegne luminose degli Stati Uniti di quel periodo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora un volto femminile, incorniciato da una cofana di capelli biondo Marilyn e impreziosito da un paio di orecchini di perle. Il font ricorda tanto i locali e drive in americani, o le scritte sugli immancabili juke-box.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cerchio non può che diventare un casco da astronauta, con le stelle sullo sfondo, per celebrare lo sbarco dell’uomo sulla Luna. E il font è più spaziale che mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un sorprendente sfondo psichedelico, e una figura che con occhiali tondi e pettinatura afro ricorda tanto Jimi Hendrix e con lui tutto lo stile di un’epoca.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli anni Ottanta sono, e saranno sempre, nella nostra immaginazione, fluo. Un fucsia acceso, linee ombreggiate e sfumate, e un’etichetta grafica come non mai che si rifà al design di questi anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per gli anni Novanta, spazio al colore. Si moltiplica in tanti mezzi toni, differenti intensità, e su tutto uno sfondo con linee diagonali che richiamano esplicitamente l’arte e l’abbigliamento di moda.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ovvio, il cerchio non è più volto e non può che essere la tastiera dell’iPod. È il momento di Apple, delle canzoni a portata di mano, dell’accessorio immancabile che rivoluziona il modo di vivere la musica in maniera sempre più personale e personalizzabile.

 

 

 

 

 

 

 

Un nuovo casco, ma è quello del visore. La realtà si fa virtuale e condensa in sé ogni esperienza, ogni colore, ogni sfumatura, e lascia spazio a ogni possibile futuro, tutto da disegnare, sempre più positivamente.

 

 

 

 

 

 

L’artista, fortemente influenzato dall’ambito pubblicitario, racconta così il senso del suo operare:

Mentre studiavo economia, ormai quasi dieci anni fa, ho iniziato a interessarmi al mondo della comunicazione, o meglio, alla creatività applicata alla comunicazione che poi è la famosa Pubblicità.

Appena 20enne ho iniziato a lavorare in un piccolo studio creativo. Per me era il paradiso, è stato l’inizio di tutto.

 

Da questo studio della creatività, da questo approccio comunicativo, un grande dono della sintesi e una ricchezza di concetti in pochissime linee.

 

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Data pubblicazione: 02LUG
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