Di Shakespeare, di Otello e del “bravo spiritello”

Cantine Ceci con Fondazione Teatro Due per la Shakespeare Marathon

“… il buon vino è un bravo spiritello se è bene usato”
William Shakespeare, Enrico IV

Nulla è un caso, ormai lo sappiamo.

La nostra partecipazione come orgogliosissimi sponsor alla Shakespeare Marathon, che si svolgerà sabato 19 Novembre alla Fondazione Teatro Due di Parma, ci arriva come la chiusura di un cerchio.

In occasione dei 400 anni dalla morte del Bardo, il Teatro offre un’imperdibile serie di appuntamenti che si aprono, appunto, con la ricchissima maratona di sabato prossimo.

Noi ci saremo. Anche col nostro Otello, e tutto torna.

Otello è, come è noto, il nome del fondatore della nostra Cantina. Ma ancora, Otello è il protagonista di una delle opere più conosciute e amate di Shakespeare. Otello è il Moro, il Nero, e d’altra parte il Nerodilambrusco viene chiamato così per il suo colore profondo e il suo carattere forte. E in entrambi è impossibile non vedere passione, trasporto, emozione.

Naturalmente è stato Giuseppe Verdi, che ha ripreso il dramma shakesperiano e ne ha fatto una celebre opera, ad ispirarci direttamente. Noi, nati e cresciuti nella stessa terra che ha visto le origini del compositore, abbiamo sempre dichiarato quanto potente sia il nostro legame con lui, la sua arte e la sua filosofia. E allora, ecco che nulla nasce per caso. Non Otello Ceci, fondatore della Cantina; non il Festival Verdi, da poco conclusosi, con il suo protagonista straordinario che tanto ha mutuato proprio da Shakespeare; non il tema del vino stesso, che nelle sue opere ricorre frequentemente.

E come potrebbe non essere così, dal momento che egli racconta l’uomo, i sentimenti, le passioni? Il vino diventa quindi elemento in grado di modulare le azioni umane, nostro amico o nemico a seconda del suo utilizzo.

Cassio: Strano! Ogni boccale eccessivo è maledetto, e l’ingrediente è un demonio.
Iago: Via, via, il vino è una creatura bonacciona e familiare, se vien trattato con riguardo; non inveite più contro di lui. (1)

Ma il vino è anche il simbolo di un momento conviviale, di amicizia e pace. Come d’altra parte non ha smesso di essere neppure per noi, che amiamo questo carattere aperto e socievole, di scambio e condivisione, che tanto si adatta allo spirito popolare del nostro amato Lambrusco:

Iago: Bene, felicità alle loro lenzuola! Venite, luogotenente, ho un orcio di vino, e fuori c’è un paio di gentiluomini ciprioti, che berrebbero volentieri un bicchiere alla salute del nero Otello.
Cassio: Non questa sera, buon Iago; disgraziatamente ho una testa che non regge il vino. Vorrei bene che il codice della cortesia inventasse qualche altro modo di intrattenere la gente.
Iago: Oh, sono nostri amici… appena un bicchiere; berrò io per voi. (2)

E se si è amici, bisogna bere insieme. Il vino sancisce un rapporto pacifico attraverso un rituale a cui non è opportuno sottrarsi.

Questo momento comune immortala spesso anche un saluto, una celebrazione, il senso del “brindare a qualcuno” che così spesso ritroviamo in tutti noi ogni volta che alziamo i calici:

Avanti, cantiniere, apri il tuo otre e facci brindare, e salutiamo Ariel che tra pochi minuti se ne andrà per sempre libero come un vento nel suo cielo. (3)

O una commemorazione, un ricordo, un pensiero:

Io bevo alla gioia generale di tutta quanta la tavola e al nostro caro amico Banquo di cui sentiamo l’assenza: così fosse egli qui! Noi vogliamo bere a tutti e a lui! ad ognuno di voi vadano tutti i nostri auguri! (4)

Infine, il vino sa dare forza all’uomo. Se consumato in giusta misura è un alleato. Affermazione assolutamente condivisibile da tutti noi, ora come quattrocento – o quattromila- anni fa:

Il vino […] illumina il volto che, come un faro, ordina a tutto il resto di questo piccolo regno, cioè l’uomo, di armarsi, e allora tutta la comunità degli spiriti vitali e gli altri piccoli spiriti interiori si schierano attorno al loro capitano, il cuore, che possente e gonfio di tutta questa schiera fa qualsiasi atto di coraggio […], il sapere non è che un semplice mucchio d’oro tenuto da un diavolo, finchè il vino […] non lo inaugura e gli dà vita e impiego. (5)

Ecco perché tutto acquisisce un senso. Ecco perché ci piace così tanto l’argomento, e perché da tutto emerga come il vino sia sempre anche arte e cultura, e infine come tutto sia indissolubilmente, magicamente, segretamente connesso.

Ed è per questo che anche noi, che uno sguardo al futuro e al nuovo lo dedichiamo sempre, siamo in questo momento così felici di recuperare un altro senso del vino, un senso intimamente e universalmente umano, che il genio di Shakespeare ha saputo immortalare.

Grazie di cuore al Teatro Due, al cui prezioso progetto collaboriamo con così tanto piacere.


 (1) Otello, Atto secondo, Scena terza
(2) Otello, Atto secondo, Scena terza
(3) La Tempesta, Quadro quarto
(4) Macbeth, Atto terzo, Scena quarta
(5) Enrico IV, Atto quarto, Scena terza
SHARE :
Data pubblicazione: 17NOV
All

Post Author: lambruscoadmin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *