Tempo incerto, previsioni di vendemmia. Parte prima

Tra i filari per farci raccontare questa strana estate dalla voce stessa dei vignaioli

L’estate 2018 ci ha lasciati tutti un po’ spiazzati. I frequenti cambiamenti climatici hanno destabilizzato orti e vegetazione, la grandine ci ha presi in contropiede, la rapida alternanza tra calda umidità opprimente e clima decisamente fresco e anomalo si è ripercossa su colture e anche, bisogna dirlo, sulla nostra salute – le influenze stanno colpendo a ondate anche ora.

Quindi noi, che viviamo il ritmo della natura, ci siamo domandati quali effetti stia portando questa stagione particolare sull’uva, cosa stia succedendo in vigna e cosa ci dovremmo aspettare dalla prossima vendemmia, sempre se si può prevedere.

Siamo andati a chiederlo direttamente a chi in vigna ci lavora, ma soprattutto ci vive, e a sentire le loro impressioni e i loro racconti. Due sono i produttori che abbiamo incontrato e che conferiscono il loro prodotto a Cantine Ceci che le lavora secondo la sua filosofia. All’origine, sempre, un’uva di grande qualità, frutto dell’amore e dell’attenzione dell’uomo.

Siamo partiti dai due vitigni che più caratterizzano la nostra zona e la nostra Cantina, il Lambrusco e la Malvasia, e siamo andati a trovare l’Azienda Agricola Zaldini per il primo e l’Azienda Agricola La Madonnina per la seconda.

Il Lambrusco

Arriviamo a San Martino in Rio, provincia di Reggio Emilia, in una mattina soleggiata di luglio. La strada sterrata per raggiungere la struttura è costeggiata da vigne, e colpisce il silenzio confortante della campagna.

Ci accoglie Andrea Zaldini, il più giovane dei proprietari, e sotto un fresco gazebo – l’aria circola gradevolissima sotto le fronde – iniziamo la nostra chiacchierata.

Andrea Zaldini

Andrea ha 35 anni, 3 figli ed è perito agrario. È sicuro e competente, e prima di tutto vive in vigna. Come la sua famiglia, mette l’anima in ogni foglia di ogni vite della sua azienda. Iniziamo subito toccando il tasto più dolente: com’è il clima? Cosa dobbiamo aspettarci? Andrea ci rassicura.

Le vigne dell’Azienda

Come tutti gli italiani, abbiamo notato che il clima altalenante ha causato una grande crescita della parte verde delle piante, ma poco frutto, un po’ per tutta la vegetazione.

In realtà di frutto ce n’è, perché l’annata era partita come abbondante… l’allegagione è un po’ calata, dando grappoli un po’ più spargoli, il che non è però per forza un male. Abbiamo inoltre avuto problemi di peronospora molto marcati, siamo già a sedici trattamenti, alcuni dei quali nemmeno con buoni risultati perché praticamente qui tutti i vigneti della zona sono nella stessa nostra situazione, difficile da gestire. Questo riguarda tutti i tipi di uva, tuttavia ci sono uve più sensibili alla peronospora e uve che lo sono meno. L’Ancellotta, che è quella qui più vocata, è anche quella che subisce meno la malattia perché anche il grappolo stesso ha una forma meno sensibile, quindi le foglie risultano macchiate, ma il grappolo non viene contaminato. D’altra parte i Lambruschi, che sono più sensibili, Sorbara compreso, causano ad alcune aziende un certo danno sulla produzione proprio per la loro attitudine a ospitare il parassita. Per fortuna, però, le aziende che hanno un danno importante si possono contare, perché magari hanno sbagliato un trattamento o si sono un po’ rilassate in un momento in cui dovevano essere presenti.

Il vostro ruolo è quindi quello non solo del trattamento ma anche della presenza e attenzione costante.

Certo, perché capita, soprattutto con questo clima, che sebbene il trattamento debba avere una durata di un certo numero di ore, all’improvviso arrivino le cosiddette “bombe d’acqua” (in realtà naturali per la zona, ad esempio da noi qui a maggio sono venuti 115 mm in un giorno) che annullano gli effetti del trattamento, tanto che bisogna tornare ad intervenire per garantirne l’effetto. Abbiamo fatto tanti trattamenti quest’anno, anche costosi…

L’imprevisto ha quindi inciso sulla quantità di prodotto?

Siamo comunque riusciti a salvare il prodotto. Nei Lambruschi un po’ di danno c’è, magari non per solo la peronospora, ma in totale la quantità sarà un po’ inferiore alla media. L’Ancellotta invece, a livello di quantità, garantirà probabilmente buoni risultati.

Non è la peronospora, quindi, a determinare eventuali incertezze nella produzione di quest’anno.

No, ci sono altri problemi, come sapete in primis la grandine: nel Reggiano, soprattutto a Scandiano, Arceto, e zone limitrofe ci sono state aziende molto colpite, fino a perdere già il 50%. Per queste aziende si prospetta un anno più problematico. Nella nostra collina, invece, si parla di una perdita massima del 15-20% in generale.

Si può fare, d’altra parte, già una previsione per la qualità della vendemmia di quest’anno?

Per quanto riguarda l’Ancellotta, credo che avremo una buona annata: nonostante le piogge, proprio grazie al fatto che i grappoli hanno acini più radi questi ultimi riescono ad avere un buon soleggiamento e prendono una buona quantità di aria. D’altra parte, dobbiamo ancora vedere come andrà agosto…

I grappoli spargoli dell’Ancellotta

Tutti i risultati si giocano comunque ad agosto.

Esatto. Con i problemi della peronospora possiamo dire di avere finito di lottare. Ad agosto, però, dovremo essere pronti ad affrontare l’eventuale problema della botrite, soprattutto perché non abbiamo molte armi e hanno previsto un agosto piovoso.

Riusciamo già a fare confronti con l’anno scorso?

L’anno scorso abbiamo avuto, sull’Ancellotta, una perdita del 70%, e sul Salamino una perdita del 20%. In generale la mia azienda ha perso il 55% come quasi tutti i produttori di zona.  I Lambruschi hanno avuto molta meno perdita perché la loro maturazione era più indietro al momento della gelata. Io credo che anche i Lambruschi quest’anno saranno di buona qualità. Fondamentalmente pensiamo positivo.

La forma caratteristica del grappolo del Lambrusco Salamino, da cui prende il nome

Altri fattori a cui prestare attenzione?

La cocciniglia si sta espandendo a macchia d’olio, con perdite molto importanti. Il Consorzio Fitosanitario sta cercando di combatterla in modi anche naturali, ad esempio con l’introduzione di insetti che la contrastino. Hanno avuto ottimi risultati, ma si spera che resistano durante l’inverno. Sono insetti che vivono soprattutto al Sud. Là gli insetti che la contrastano ci sono naturalmente e riescono inoltre, viste le temperature più alte, a garantire protezione tutto l’anno, qui no. Chimicamente, d’altro canto, si fa fatica.

Come mai si fa fatica?

Non ci sono prodotti registrati su vigneto che diano un buon risultato. La concciniglia è un problema che non va sottovalutato: partito dal Modenese, passato in collina e arrivato qui. La causa sono sia i cambiamenti climatici sia i macchinari per la produzione che la trasportano in giro per l’Italia. È evidente quindi come la pulizia delle vendemmiatrici sia essenziale per avere un controllo sulla diffusione della cocciniglia nel momento in cui si trasferiscono i macchinari da un’azienda all’altra.

Qualche dato sull’azienda?

Abbiamo 24 ettari, di cui 16 di Ancellotta e 8 di Lambrusco Salamino perché la zona porta queste due varietà.

L’Azienda

Avete un disciplinare per i trattamenti?

Fino all’anno scorso eravamo in lotta integrata, terminato il suo ciclo di cinque anni c’è stato il bando grazie al quale vorrei rientrare l’anno prossimo. Abbiamo comunque il disciplinare della Cantina, che è molto restrittivo. Per i trattamenti si usa il tempo di carenza dei prodotti che vengono utilizzati. Il nostro disciplinare è più restrittivo di quello della lotta integrata, tanto che vieta determinati prodotti che nella lotta integrata sono invece utilizzabili. Sarebbe forse meglio introdurli perché sarebbero un aiuto in più nei confronti della peronospora: costano relativamente poco e sono molto efficaci. Naturalmente è motivo di vanto per la cantina il non utilizzarli, ma allo stesso tempo sarebbero davvero un valido aiuto. È un argomento delicato, troviamo le parole giuste per dirlo…

 Scriviamo nella maniera giusta, ma diciamo le cose che vanno dette.

Stanno uscendo molti articoli sui prodotti fitosanitari, anche decisamente esagerati, fino ad affermare “berremo bicchieri di fitofarmaci”, il che è palesemente sensazionalistico. Il messaggio che passa è che noi, che usiamo prodotti continuamente controllati e certificati, inquiniamo noi stessi e l’ambiente. Invece usiamo prodotti che hanno tempi di carenza, una certa persistenza e ormai sono quasi tutti prodotti di copertura: questo significa che il prodotto, una volta lavato, viene via e non rimane nei mosti. Hanno ovviamente un limite e siamo noi i primi a rispettarlo, soprattutto perché i controlli ci sono. Ormai però capita che la gente legga articoli accusatori e vaghi e acquisti prodotti bio solo perché c’è scritto bio, ma non sappia cosa ci sia davvero dentro. Diventerà, credo, sempre più difficoltoso per noi andare a contrastare questa mentalità.

Siamo anche in un’epoca di iperinformazione, in cui le notizie, vere o false che siano, hanno comunque una risonanza mediatica enorme.

D’altra parte bisogna stare attenti a rispondere a queste accuse, perché non ci si ritorca contro. Noi abbiamo la coscienza pulita, perché, voi lo sapete bene, ci sono moltissimi controlli nelle Cantine ed è ovvio che il prodotto venga realizzato e commercializzato solamente se è tutto in regola. Viene da pensare che l’obiettivo di chi ricerca il biologico non sia quello di trovare la qualità a tutti i costi, non si può pensare di spingere un vigneto bio fino a 280 ettari… il bio ha un suo meccanismo, bisogna produrre poco per riuscire a conservare la pianta, ma in termini pratici non si ottiene molto. Il bio va benissimo, ma non deve diventare una fissa della gente per andare a contrastare il lavoro e la reputazione degli altri produttori.

Ad esempio, nel momento in cui facciamo 16 trattamenti non “beviamo prodotti inquinati”, anzi paradossalmente magari la vendemmia 2017, che non ha visto quasi trattamenti, avrebbe comunque una maggior concentrazione di fitofarmaci, perché l’anno scorso non è mai piovuto quindi i prodotti non si sono mai lavati. Sono, in ogni caso, prodotti ammessi dalla legge e controllatissimi. Ci sono gli enti che controllano e noi produttori siamo i primi a stare attenti alla nostra salute visto che ci lavoriamo direttamente, senza contare che insieme a noi i nostri figli girano in vigna.

Voi vinificate?

No, noi conferiamo le uve alla Cantina  che vinifica.

Quante sedi avete?

Abbiamo due sedi: questa di San Martino in Rio e un’altra a Lemizzone, là sono 10 ettari e qui 14, quindi come dicevamo 24 in totale. Abbiamo anche due filari di Lambrusco Grasparossa, ma ha zone più vocate che non sono le nostre. Il Lambrusco Salamino viene ottimo e l’Ancellotta più che ottima. La scelta delle varietà è dettata dal fatto che desideriamo rispettare le varietà del territorio.

La gestione dell’Azienda è in mano alla vostra famiglia?

Sì, la nostra Azienda è a conduzione familiare. Mio padre, che è stato il Presidente della Cantina di Prato per 20 anni, poi mia madre, mia sorella che ha 25 anni e io. Sono nato qui dentro e ci lavoro da quando avevo 18 anni.

Sotto le vigne…

Avete dipendenti?

Solo stagionali durante la potatura, nella vendemmia solo uno e per il resto facciamo interamente a macchina. Il nostro impianto è interamente a GDC (doppia cortina), non abbiamo spalliera. I macchinari sono completi e aggiornati, ci pare essenziale visto che ormai siamo in espansione da 15 anni. Sicuramente l’investimento torna indietro sia in termine di velocità di produzione sia di qualità. Bisogna investire nelle cose migliori. Faccio un esempio: la cimatrice doppia, acquistata di recente, ha permesso di dimezzare i tempi rispetto alla singola che avevamo prima, e siamo tra i primi in zona ad averla. Come atomizzatori, siamo passati da uno standard a un KVH (8 km/h e pochissima acqua), velocità e risparmio nei trattamenti perché permette di usare anche una minore quantità di trattamenti fitosanitari. In annate come quest’anno, un tempo in mezza giornata dovevi trattare tutto e ora si deve correre meno.

Non avete reti antigrandine?

In zona non le ha nessuno. È particolarmente costoso e oneroso da installare. Da una parte le grandinate degli ultimi anni sono particolarmente aggressive, dall’altra fanno meno danni sull’uva che su altri tipi di frutto. Si arriva alla perdita del 10-20% di prodotto ma non di più, non si configura quindi come il problema da affrontare con maggiore urgenza.

Un ordinatissimo e luminoso filare, risultato di amore e impegno costante

Avete anche la frutta?

Adesso no. Avevamo le pere fino a tre anni fa, ma non le teniamo più per questioni puramente economiche. Necessitavano di molta manodopera per la raccolta. Il rapporto con la manodopera è diventato meno diretto che in passato ed è venuta meno la fiducia che c’era un tempo. Anche questo fattore, inevitabilmente, porta all’estrema meccanizzazione. Anche gli stagionali non sono mai gli stessi.

In conclusione, riusciamo a capire quando sarà la vendemmia?

Assolutamente no. L’invaiatura è iniziata nell’Ancellotta, quindi a breve si dovrebbero vedere cambiamenti. C’è chi dice che siamo avanti dal punto di vista fenologico perché i chicchi sono molto grossi. Non sarà presto come l’anno scorso, ma sarà piuttosto precoce. Vorrei comunque aspettare un po’ perché sono convinto che vendemmiare un po’ più tardi influisca positivamente sulla qualità. Spero si inizi intorno al 7-8. Come quantità sarà un’annata nella media. Purtroppo noi siamo soggetti anche ai cambiamenti climatici, fino al giorno in cui portiamo l’uva in cantina non possiamo fare previsioni certe.

È anche il suo bello, dai…

Beh insomma… (ride)

 

Salutiamo per ora Andrea, contagiati dal suo ottimismo e fiduciosi in un’annata dalle potenzialità buone nonostante delle strane, stranissime premesse.

Silenzio, serenità e un cavallo che pascola libero tra le vigne
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Data pubblicazione: 31LUG
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Post Author: lambruscoadmin

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